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Pedro Andrade, Cesare Biratoni, Ermanno Cristini, Leonel Cunha, Diana Dorizzi, Armida Gandini, Jorge Leal, Giancarlo Norese, Pedro Pascoinho, João Fonte Santa, Luca Scarabelli, Carlos Seabra,

Valentina Petter, Paola Pietronave

 

Moto Ondoso is the title of this residential exhibition, that takes place near the ocean.

To look as far as the eye can see frees up a multitude of possibilities, like the ability to wait in search of a qualitative relationship with things. This is a relationship in which time stretches and settles, calming those who do not run and are amazed by the magic that happens when artists, places, things and the public come together and find again the energy of discovery.

Improvisation, the will to experiment all the time, zigzagging between free time and work time, is the leitmotif of a project that opens up to the unexpected, in the belief that non-planning can provide fertile ground for creation. And as wave motion never stops, here we want to collapse time and action, postponing the show until the very last moment, in a game in which what is made can be changed, distributed differently or be deleted to produce an exhibition that is, potentially, many exhibitions.

What remains is the path drawn by artists trying to find their work in a state of permanent agitation; the footsteps of a journey, perhaps, that refuses to give itself a goal because it believes in the pleasure of riding the waves. The waves in and of themselves, because the utopia of a renewed energy lies precisely in their state of incessant mobility.

In real time and as an integral part of the journey, the picture diary of Paola Pietronave and the words of Valentina Petter

 

Moto ondoso è il titolo di questa mostra residenziale, affacciata sull’oceano e pensata per guardare a perdita d’occhio liberando delle possibilità, quelle che dimorano nella capacità di aspettare, alla ricerca di un rapporto qualitativo con le cose. Un rapporto in cui il tempo stirandosi si ricomponga, con la calma placida di chi non corre e si stupisce della magia dell’incontro, tra gli artisti e gli artisti, tra gli artisti e le cose, tra gli artisti e il luogo, tra gli artisti e il pubblico. Per ritrovare, insieme allo stupore, l’energia della scoperta.

L’improvvisazione, la disposizione a vivere un laboratorio continuo, zigzagante tra tempo libero e tempo lavoro, è il filo conduttore di un’esperienza che si apre all’inaspettato nella convinzione che la non progettualità possa predisporre un terreno fertile alla creazione. E come il moto ondoso è un moto in propagazione costante, qui si vogliono sgretolare i tempi e le situazioni, ribaltando la mostra fino all’ultimo momento in un gioco di continui rimandi e rilanci in modo che le cose presenti possano anche cambiare, distribuirsi diversamente nel tempo e magari scomparire fino a fare di una mostra, potenzialmente, tante mostre.

Quello che resta è il disegno di un percorso alla ricerca dell’opera in uno stato di agitazione permanente; le orme di un viaggio, forse, che rifiuta di darsi una meta in quanto crede nel piacere di cavalcare le onde. Le onde in sé e per sè, perché sta proprio nel loro stato di mobilità incessante l’utopia di un’energia rinnovata.

In tempo reale e come parte integrante del viaggio, il diario per immagini di Paola Pietronave e per parole di Valentina Petter